SHELLEY COSIMA MARCUCCIO
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Candidata al GenioGalateo 2025
Shelley Cosima Marcuccio
Alezio (LE)
TITOLO TESI
Tecniche e strategie del processo traduttivo: il caso di Head Over Heel
- Classe di Laurea: L-12 Mediazione Linguistica
- Voto di Laurea: 106
- Età: 25 Anni
Abstract Tesi
La traduzione letteraria rappresenta una delle sfide più complesse e stimolanti nell’ambito delle discipline linguistiche e culturali. La tesi, dal titolo Tecniche e Strategie del Processo Traduttivo: il Caso Head Over Heel, e articolata in tre capitoli, esplora il processo traduttivo da un punto di vista sia teorico che pratico, applicando le principali teorie e strategie a un caso concreto: la traduzione del memoir di viaggio Head Over Heel: Seduced by Southern Italy di Chris Harrison, mai tradotto ufficialmente in italiano.
Nel primo capitolo vengono analizzate le teorie fondamentali della traduzione, con particolare attenzione al concetto di “fedeltà” e al ruolo del traduttore come mediatore culturale. Viene proposta una panoramica critica che spazia dalle teorie classiche, come quelle di Eugene Nida e della sua “scienza della traduzione”, fino alle teorie più recenti e attuali, tra cui quelle di Christiane Nord, con il suo modello funzionalista, e Lawrence Venuti, con il concetto di “invisibilità” del traduttore. Un contributo teorico centrale è quello di Mona Baker, che pone l’accento sulla necessità di garantire coesione e coerenza testuale nella lingua di arrivo, e sottolinea il valore della revisione come fase essenziale del processo traduttivo, atta ad assicurare accuratezza e leggibilità. In questo quadro, il lavoro si arricchisce anche elle prospettive offerte da John Sinclair, con la sua teoria delle collocazioni e l’importanza dell’uso dei corpora per individuare combinazioni lessicali autentiche e idiomatiche nella lingua di destinazione. Infine, le riflessioni di Giovanna Scocchera contribuiscono ad approfondire la dimensione professionale e pratica della revisione. L’obiettivo di questa sezione è duplice: da un lato, offrire una solida base teorica per comprendere le evoluzioni della disciplina traduttiva; dall’altro, evidenziare come alcune nozioni chiave, come l’equivalenza, l’adattamento e la consapevolezza culturale, restino centrali anche nelle pratiche più contemporanee. L’approccio adottato si distingue per la sua capacità di collegare le radici storiche e teoriche della traduzione alle sfide odierne del tradurre in ambito editoriale, creando un filo conduttore coerente fra teoria e prassi.
Il secondo capitolo è dedicato all’importanza del contesto culturale e situazionale nella traduzione. L’opera di Harrison, fortemente radicata nella cultura italiana e nelle sue peculiarità regionali, impone al traduttore una riflessione costante sulla “traducibilità” dei riferimenti culturali e sulla necessità di operare adattamenti stilistici per preservare l’efficacia comunicativa del testo originale. In quest’ottica, si evidenzia come il traduttore non possa limitarsi a un mero trasferimento linguistico, ma debba svolgere un autentico atto di mediazione culturale, in cui entrano in gioco elementi sociali, storici e situazionali che influenzano la ricezione del testo nella lingua di arrivo. In questa sezione viene dato ampio spazio al contributo teorico di Elena Manca, professoressa di Lingua e Traduzione Inglese presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università del Salento, nonché relatrice di quest’opera, la quale sottolinea il ruolo centrale del contesto situazionale nella costruzione e nella trasmissione del significato. Manca evidenzia come la traduzione non possa prescindere dalla piena comprensione dell’ambiente comunicativo originario, delle relazioni sociali implicite e dei codici culturali sottesi al testo. Questo approccio si rivela particolarmente prezioso per questa traduzione, in quanto il memoir di Harrison è ricco di riferimenti a usi, costumi, pratiche e mentalità tipiche della Puglia e del Salento, terra in cui l’autore ambienta gran parte della sua narrazione. La Puglia non è soltanto il semplice sfondo geografico della vicenda, ma si configura come vera protagonista silenziosa del racconto, con le sue traduzioni locali, il ritmo di vita, le abitudini culinarie, le festività religiose e le idiosincrasie sociali. Tutti questi elementi devono essere tradotti non solo a livello linguistico, ma anche e soprattutto a livello culturale, affinché il lettore della lingua di arrivo possa cogliere appieno la ricchezza e la vivacità di un territorio così centrale nella vita e nelle scelte del protagonista.
Il terzo capitolo applica la teoria alla pratica, concentrandosi sulla traduzione di selezionati estratti del romanzo. Il testo originale si presenta come un memoir di viaggio, un genere ibrido che fonde autobiografia, reportage e narrativa, caratterizzato da uno stile informale, ironico e vivace, in cui il narratore si rivolge direttamente al lettore con un tono colloquiale e a tratti confidenziale. Questa particolarità stilistica rappresenta una delle principali sfide traduttive, poiché impone al traduttore di mantenere inalterato non solo il significato delle parole, ma anche il colore emotivo, il ritmo narrativo e la voce unica dell’autore. Le principali difficoltà traduttive sono state individuate a più livelli: lessicale, con la resa delle espressioni idiomatiche tipiche della lingua inglese e la ricerca di equivalenti naturali nella lingua italiana; stilistico, con la necessità di preservare l’ironia e la leggerezza che permeano il racconto; e morfosintattico, con la gestione delle strutture grammaticali divergenti fra italiano e inglese. Particolare attenzione è stata dedicata ai casi in cui il testo originale fa uso di giochi di parole, espressioni colloquiali o riferimenti culturali che non trovano un immediato equivalente nella cultura italiana. L’analisi delle scelte traduttive evidenzia come ogni intervento debba essere guidato non solo dalla ricerca dell’equivalenza semantica, ma anche e soprattutto dalla necessità di mantenere il tono, il ritmo e l’intento comunicativo. Tradurre significa, infatti, anche ri-creare: ogni scelta linguistica diventa un atto interpretativo che mira a riprodurre nell’altra lingua l’effetto originario sul lettore. È emerso, inoltre, come il testo di Harrison ponga il traduttore davanti alla sfida ulteriore di restituire l’identità culturale e l’immaginario locale, senza appiattirne le specificità né renderle inaccessibili a un pubblico che potrebbe non conoscerle. Attraverso esempi concreti di traduzione e riflessione critica, il capitolo dimostra come la pratica traduttiva richieda un continuo bilanciamento fra fedeltà al testo di partenza e adeguatezza alla cultura di arrivo, tra rispetto dell’autore e attenzione al lettore. Tale approccio rafforza l’idea che la traduzione editoriale non possa essere concepita come un semplice trasferimento di contenuti, ma debba essere intesa come atto creativo, culturale e comunicativo, in cui il traduttore diventa co-autore e mediatore fra mondi diversi.
Questo studio, per concludere, si propone di contribuire al dibattito sulla traduzione letteraria non solo come mera operazione linguistica, ma come autentico atto creativo e culturale. La traduzione di Head Over Heel si configura come un esempio concreto di come il traduttore, grazie alla padronanza teorica e alla sensibilità culturale, possa restituire al pubblico di arrivo un testo che rispetta sia la forma che il contenuto dell’opera originale, valorizzandone le sfumature emotive e stilistiche.
Per il settore della traduzione editoriale, questo lavoro offre un modello di approccio sistematico e consapevole, sottolineando il ruolo cruciale della traduzione come ponte tra culture. In un mondo sempre più globalizzato, la capacità di trasmettere non solo le parole, ma anche i valori, le emozioni e le specificità culturali di un testo si conferma come competenza centrale per i professionisti della traduzione. Il lavoro dimostra come teoria e pratica debbano procedere insieme, al fine di produrre traduzioni non solo linguisticamente adeguate, ma culturalmente e artisticamente significative.
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